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        <journal-title>Hertziana Studies in Art History</journal-title>
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        <publisher-name>Bibliotheca Hertziana - Max Planck Institute for Art History</publisher-name>
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      <article-id pub-id-type="doi">https://doi.org/10.48431/hsah.0413</article-id>
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        <article-title>«Per quattro fogli di carta che saranno finalmente logorati dal tempo et rosi da toppi»: le vicende dei manoscritti ligoriani acquistati dai Savoia</article-title>
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          <trans-title>‘For four sheets of paper that will eventually be worn away by time and chewed by mice’—the story of the Ligurian manuscripts acquired by the House of Savoy</trans-title>       
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        <alt-title>Le vicende dei manoscritti ligoriani acquistati dai Savoia</alt-title>
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          <email>edoardo.garis@cultura.gov.it</email>
          <bio>
            <p>Edoardo Garis, nato a Torino nel 1972, è laureato in Lettere Classiche (tesi in Storia Romana) presso l’Università di Torino. Lavora come funzionario archivista presso l’Archivio di Stato di Torino dal 1999. Nel 2010 è stato direttore dell’Archivio di Stato di Cuneo e oggi è vice direttore dell’Istituto torinese. Dall’anno 2000 è docente di Paleografia Latina presso la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell’Archivio di Stato di Torino. Nel 2012 ha pubblicato un volume di trascrizioni di documenti del XIV secolo dell’abbazia di Staffarda. Inoltre ha redatto molti interventi relativi al patrimonio dell’Archivio di Stato di Torino, dal Medio Evo all’Età Contemporanea, avendo modo di studiare anche le vicende della collezione di Pirro Ligorio conservata dalla Biblioteca Antica dell’Archivio.</p>
          </bio>
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        <corresp id="corr-jbhdcdjjdf">Corresponding author: <email>edoardo.garis@cultura.gov.it</email></corresp>
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      <issue-title>Pirro Ligorio e l’Italia. Antichità locali e cultura antiquaria</issue-title>
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        <copyright-statement>This material is distributed under the terms of the Creative Commons Attribution License, which permits unrestricted use, distribution, and reproduction in any medium, provided the original work is properly cited.</copyright-statement>
        <copyright-year>2025</copyright-year>
        <copyright-holder>Bibliotheca Hertziana - Max Planck Institute for Art History</copyright-holder>
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          <license-p>This work is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0).</license-p>
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      <abstract>
        <p id="b416383e-57c4-4d6c-a9e6-18a184906da3">The essay intends to briefly present the adventurous historical events that characterized the collection of Ligorian volumes purchased during the 17th century by House of Savoy, currently the quantitatively most significant nucleus of Pirro Ligorio’s work, today preserved by the «Ancient Library» of the Turin State Archives: from the purchase of the collection by Duke Carlo Emanuele I to its placement in the Great Gallery of Turin; from the resistance of Marie Christine of France to the attempts of Cardinal Richelieu and Queen Christina of Sweden to make away with the volumes from the Savoy dynasty to the fire of the Great Gallery with the consequent entrustment of the work to Turin Royal Archives; from the Napoleonic removal of the collection, transferred to Paris, to the late 19th-century studies of Theodor Mommsen with the consequent temporary transfer of the Ligorian volumes to Berlin.</p>
      </abstract>
      <kwd-group kwd-group-type="author">
        <kwd>House of Savoy</kwd>
        <kwd>Turin State Archive</kwd>
<kwd>Ancient Library</kwd>
<kwd>Pirro Ligorio’s work</kwd>
<kwd>Historical events</kwd>
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    <sec id="p-af2cc868-0f0e-4290-aa8e-95c5c054377f" sec-type="chapter">
      <title>«Per quattro fogli di carta che saranno finalmente logorati dal tempo et rosi da toppi»: le vicende dei manoscritti ligoriani acquistati dai Savoia</title>

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        <p id="efff03e1-41fe-4747-8bcb-2f0d373ae20d">Credo siano rarissimi i casi in cui, fuori dello scherzo, uno potrebbe dire di scrivere la storia delle vicende e dei viaggi di un libro, ma dell’opera del Ligorio lo si potrebbe con molta varietà di episodi senza menomamente uscire dalla rigorosa verità<xref ref-type="fn" rid="b0d41d34-56e7-46f5-b5bb-b0a3d9a8ebb7">1</xref>.</p>
      </disp-quote>
      <p id="d15ddbc1-63ef-4402-994c-9d59ae32ebfd">Così, nel 1880, l’archivista Pietro Vayra commentava le avventurose vicende della collezione ligoriana conservata dai Savoia. Queste parole si trovano all’interno del volume, stampato dall’editore Bocca in 150 esemplari, che forniva al lettore una guida al neonato Museo storico di Casa Savoia dell’Archivio di Stato di Torino.</p>
      <p id="ae2804fd-1d1b-426e-bde2-3b02263c2888">Il Museo era stato ideato nel 1873 dal Vayra e dal direttore dell’Archivio Nicomede Bianchi per raccogliere i principali tesori documentari della storia sabauda. Esso doveva svolgere una funzione didattica, permettendo a un pubblico generalista, di non specialisti, di prendere visione delle carte fondamentali relative alla storia della dinastia che da pochi anni aveva ‘fatto’ l’Italia. L’operazione non era priva di alcuni aspetti che oggi potremmo definire propagandistici. Le carte erano state infatti selezionate anche per trasmettere un messaggio politico ben preciso: i Savoia avevano il diritto innato di guidare il nuovo Stato con il titolo di re d’Italia<xref ref-type="fn" rid="a9c013b4-52de-4b86-9ae2-0b6cb8f64d35">2</xref>.</p>
      <p id="a77dd2f2-e2d8-4b14-a302-0c058b5bd241">Gli ideatori del Museo lo arricchirono non solo con una selezione dei millenari documenti conservati dall’Archivio di Stato, ma anche, almeno idealmente se non fisicamente, con alcuni dei più preziosi codici e volumi che impreziosivano la Biblioteca Antica dell’Istituto torinese.</p>
      <p id="a345053b-55a4-4784-9e70-1880dbac1013">La Biblioteca era nata insieme ai Regi Archivi di Corte su progetto di Filippo Juvarra negli anni immediatamente successivi al 1731. Fondata nel suo nucleo costitutivo sulla porzione, affidata agli Archivi almeno dal 1720, di quanto rimaneva delle antiche collezioni librarie dei Savoia dopo un incendio della Grande Galleria nel 1667, la Biblioteca Antica era stata pensata principalmente, come l’Archivio di cui è ancora oggi parte integrante, per consentire al sovrano, ai suoi ministri e agli alti funzionari di interpretare al meglio, con l’ausilio dei volumi, i documenti archivistici, a loro volta conservati per assolvere a una funzione eminentemente politico-amministrativa, di governo dello Stato<xref ref-type="fn" rid="aa0d2190-f356-4ad2-9e68-ef7ae72e3327">3</xref>.</p>
      <p id="a4f8fd2f-cfb6-47e5-939f-d8c5a822c613">Questa peculiarità rendeva i Regi Archivi, e la Biblioteca a essi annessa, luoghi inaccessibili ai sudditi, quindi estremamente sicuri. Per questo motivo fu deciso di dotare la Biblioteca Antica, una sorta di scrigno per i tesori culturali della dinastia, di libri non solo ‘utili’, ma anche ‘belli’: vale a dire alcuni dei più preziosi codici e volumi raccolti dai Savoia nel corso dei secoli. Tra questi non potevano mancare i manoscritti di Pirro Ligorio, da sempre considerati uno dei massimi tesori culturali posseduti dai Savoia. Ancora oggi essi sono fisicamente conservati nella Biblioteca Antica dell’Archivio, pur essendo stati concettualmente attribuiti da Nicomede Bianchi e Pietro Vayra al Museo Storico.</p>
      <p id="fdd37e02-60ac-4e8c-84df-e7088ae19e8e">Fu Carlo Emanuele I a portare a Torino, nel 1615, i primi 26 volumi dell’opera ligoriana<xref ref-type="fn" rid="ad9588ef-c03a-48cd-b79f-95aabd01f21f">4</xref>, mentre i restanti quattro sarebbero giunti nella capitale sabauda nel 1696. Il duca li aveva acquistati, probabilmente, dalla famiglia Crispi di Ferrara cui erano pervenuti tramite i Gardelli dagli eredi del Ligorio, per la somma di 14.000 ducati (18.000, secondo Gian Francesco Galeani Napione): una cifra che ancora Vayra considerava strabiliante in rapporto sia alle magre finanze del Ducato di Savoia di inizio XVII secolo sia agli scarsi investimenti, aggiunge polemicamente l’archivista ottocentesco, destinati dal nuovo Stato italiano alla Cultura<xref ref-type="fn" rid="bdc14b57-59f5-416a-bb50-ad4463ff948f">5</xref>.</p>
      <p id="a1df8239-7993-4a83-a333-0e800e3a05be">Carlo Emanuele I è dipinto dalle fonti, tanto quelle cortigiane encomiastiche, quanto quelle più distaccate, quali ad esempio le relazioni degli ambasciatori veneti, come un duca estremamente colto<xref ref-type="fn" rid="a295da8a-a58b-4ae6-b813-ca3792396c46">6</xref>: raffinato uomo di lettere, poeta egli stesso (l’Archivio di Stato di Torino conserva diversi suoi componimenti autografi)<xref ref-type="fn" rid="aa5aed92-82d5-459d-969e-8f6fcce9e428">7</xref>, si interessava di scienze naturali, medicina, astronomia e alchimia, pur prediligendo la storia, l’antiquaria, la musica e l’arte. Non stupisce quindi che il duca e gli intellettuali della sua corte comprendessero in fretta le potenzialità insite nelle <italic>Antichità</italic> ligoriane: un’opera che non solo veniva incontro agli interessi storici, antiquari e artistici di Carlo Emanuele e della sua cerchia, ma che era vicina al gusto impregnato di tardo manierismo della corte di Torino<xref ref-type="fn" rid="dabb7b30-4bfc-4aee-b28b-1ba47365dc8f">8</xref>.</p>
      <p id="c2a55a19-3751-4dc6-a0c8-9e452b2f54de">Ben presto i manoscritti ligoriani divennero una delle perle più preziose della biblioteca ducale: «i principi di Casa Savoia tennero i manoscritti ligoriani in conto di inestimabile tesoro, li ebbero preziosi come diamanti della corona», riferisce il Vayra<xref ref-type="fn" rid="a19c2a2a-6172-4b2f-adf8-6772b2e421bb">9</xref>. Come tali, essi trovarono un posto d’onore nella Grande Galleria, la <italic>Wunderkammer</italic> che collegava gli attuali Palazzo Reale e Palazzo Madama, voluta da Carlo Emanuele I a partire dal 1605 per conservare, secondo un preciso programma di politica di celebrazione culturale della dinastia, i tesori librari, artistici, antiquari e naturalistici collezionati nei secoli dai Savoia<xref ref-type="fn" rid="a9b6ee55-7659-4237-9028-e06a27d7e9fb">10</xref>. Nel 1659 l’opera di Ligorio è elencata nel primo inventario degli oltre 14.000 volumi della Biblioteca dei duchi di Savoia, redatto dal protomedico e bibliotecario ducale Giulio Torrini: essa era ospitata in «guardarobbe» in noce collocate lungo le pareti della Grande Galleria<xref ref-type="fn" rid="a8dd187b-c271-45ff-bc21-e6f01d56c2c2">11</xref>. Più stupefacente, almeno all’apparenza, sembra la notizia secondo cui Carlo Emanuele I aveva ottenuto la scomunica per chiunque avesse tentato di sottrarre alla dinastia o alienare i volumi ligoriani<xref ref-type="fn" rid="b5ce3aca-ed8a-484e-8197-42745dffef21">12</xref>: per il duca essi erano divenuti veri e propri emblemi, simboli capaci di esaltare l’immagine della dinastia sabauda attraverso la magnificenza della sua cultura<xref ref-type="fn" rid="a625af0c-954d-487e-8ca5-092be53ee221">13</xref>. In tal senso le <italic>Antichità</italic> erano concepite come una sorta di corrispettivo laico, «sacra reliquia della scienza» secondo Vayra, del simbolo religioso per eccellenza dei Savoia, capace di proiettare in maniera carismatica la fama della dinastia in tutta Europa: il sacro lenzuolo della Sindone<xref ref-type="fn" rid="ae4e02b1-bd58-4137-892b-949952e9a097">14</xref>.</p>
      <p id="a693eb5a-77fe-4a87-87e5-31ae30649a80">La notizia della scomunica è citata in una lettera del 2 maggio 1641 tra le motivazioni con le quali Madama Cristina, la duchessa Cristina di Francia, vedova di Vittorio Amedeo I e reggente del Ducato, comunicava al suo ambasciatore a Parigi, conte Carlo di Moretta, il suo rifiuto alla richiesta francese di spedire oltralpe i manoscritti ligoriani<xref ref-type="fn" rid="a968f99d-af22-4c5e-8c58-b519ec5cf3b6">15</xref>.</p>
      <p id="aa9720ce-60ee-4a1e-bde8-ce520ad40a4a">In quell’anno il primo ministro francese Richelieu era stato informato da Nicolas Poussin, su sollecitazione del suo mentore Cassiano Dal Pozzo, della presenza a Torino dei volumi di Ligorio. Il cardinale, alla costante ricerca di testi rari e preziosi da affidare alla nuova stamperia reale del Louvre, redasse una lista dei manoscritti da sottoporre, mediante il cardinale Giulio Mazzarino, in quel periodo a Torino per affari di Stato, a Cristina; la richiesta, perentoria, era di trasferirli a Parigi per consentirne la pubblicazione: in cambio, la biblioteca ducale sabauda avrebbe ricevuto una copia dell’edizione e altri volumi stampati al Louvre<xref ref-type="fn" rid="aed68311-5c79-448b-8b7b-62e6af09094d">16</xref>.</p>
      <p id="a426f15a-15ba-45f9-8d56-902fabb61bde">La situazione politica generale spingeva Richelieu a credere che la reggente sabauda si sarebbe piegata all’imposizione: Cristina, sorella del re di Francia Luigi XIII, aveva, almeno a detta dei suoi nemici, un’inclinazione naturale alla sudditanza nei confronti dei francesi<xref ref-type="fn" rid="a4d3070a-7b78-4065-b271-1ef39d9e8893">17</xref>; il Ducato di Savoia, nei fatti un protettorato francese, era dilaniato dalla guerra civile tra «madamisti» e «principisti», durata dal 1637 fino almeno al 1642<xref ref-type="fn" rid="adaca0af-a23a-4b64-8588-fa4fefacf31a">18</xref>; di conseguenza, le finanze dello Stato versavano in pessime condizioni e questo si rifletteva sulla capacità di garantire la sicurezza e la corretta manutenzione dei tesori culturali della Grande Galleria, che versava in quegli anni in profonda decadenza<xref ref-type="fn" rid="ae72d197-7b13-4f97-bda4-918c36eb5f80">19</xref>.</p>
      <p id="a89c5fda-d13f-47f2-88f6-dc17dd050e9d">Mazzarino, a sua volta appassionato collezionista, si mise subito all’opera per conto di Richelieu, imbattendosi in un’inattesa resistenza di Cristina: la reggente proponeva di inviare a Parigi solo copie dei manoscritti, realizzate a sue spese e adatte comunque per la stampa<xref ref-type="fn" rid="b8c5aeee-6329-4614-be01-d1ad033d7313">20</xref>, preoccupata, forse, più del rischio di indebolire la sua immagine di fronte ai nemici che di quello di essere scomunicata:</p>
      <disp-quote>
        <p id="da4a99ec-3a79-4142-aadf-27a05b8dba83">Je n’aurai point encor cette mortification d’òter à cette maison les trésors que le siècles lui ont fait mettre ensemble, et ne donnerai pas cet advantage à mes ennemis de dire que je les aie distribué comme ils disaient si faussement</p>
      </disp-quote>
      <p id="ed9777eb-6578-4add-880e-aa1ce3cdf084">scriveva infatti in una lettera del 21 maggio 1641<xref ref-type="fn" rid="f0791bff-35d2-4c7b-861b-cfaf8ce66fd8">21</xref> al suo ambasciatore.</p>
      <p id="b7775088-477e-4734-9386-0c2ef62a02e8">Durante la sua permanenza a Torino Mazzarino alternò con la duchessa blandizie e minacce per ottenere la spedizione dei manoscritti, come si può leggere ancora nella già citata lettera del 21 maggio 1641:</p>
      <disp-quote>
        <p id="a0a0299f-e96b-4182-8ae2-67a0d9942ade">Certes monsieur Mazarin sur ce sujet a donné en des grandes escandecences, comme on dit en italien […] il à dit que, ne les voulant pas donner de bonne volonté, qu’il me les ferait bien donner par force et milles autres choses semblables<xref ref-type="fn" rid="a5d59bad-00dc-4c3c-8aaa-08ab0539f94e">22</xref>.</p>
      </disp-quote>
      <p id="b4dd9dab-2aa6-4bac-96c9-20ff263f26ed">Alla fine, al momento della sua partenza dalla capitale sabauda, il cardinale esplicitò la sua ira rifiutando un prezioso anello offertogli personalmente dalla reggente e restituendo alcuni quadri che Madama Reale aveva destinato a Richelieu<xref ref-type="fn" rid="a7898b6d-b778-4057-aae9-6b94e34bf4d2">23</xref>.</p>
      <p id="aa88806d-bcce-4693-b7e7-00b29b0dd1ad">L’<italic>affaire</italic> si protrasse per oltre un anno, trasformandosi in una questione di prestigio e puntiglio: «C’est un honte!» avrebbe esclamato a questo proposito Richelieu secondo il conte di Moretta, che nell’ottobre 1641 dipingeva il cardinale come «malissimo soddisfatto del Ligorio»<xref ref-type="fn" rid="a4ef506c-9306-46a6-917e-606a2d119a8b">24</xref>.</p>
      <p id="a2ff7625-7b3f-43f6-8014-0bb189b9f6b6">La Francia esercitò ogni genere di pressione sui rappresentanti sabaudi, il conte di Moretta e l’abate Andrea Mondino. Costoro, come la maggior parte dei nobili piemontesi dell’epoca poco esperti di questioni erudite, faticavano a comprendere l’atteggiamento della duchessa, la quale «per una piccola bagatella», espressione che si legge in una lettera del Moretta del 30 maggio 1641<xref ref-type="fn" rid="a43f9777-6d5c-451e-b563-6c5d642aa3b2">25</xref>, si attirava le ire del Richelieu per ostinarsi a difendere «questo benedetto libro», dal loro punto di vista un semplice «bouquin» o addirittura uno «scartapaccio»; tali espressioni si leggono in una lettera dell’abate Mondino datata 24 settembre 1641:</p>
      <disp-quote>
        <p id="ad447480-e8b1-4a72-a538-a432ab5298f2">Non devo mancar al debito mio d’avvertire V.A.R., che l’incontro di questo benedetto libro altererà assai questi animi ed avremo pochi gusti […] né pensavo che si facesse tanto capitale di un simile <italic>bouquin</italic> […]. Fuggo l’incontro con il signor De Noyers, temendo ch’un scartapaccio non intorbidi questi spiriti delicati<xref ref-type="fn" rid="ae105069-562f-4752-8eb0-d1e38a930a0a">26</xref>.</p>
      </disp-quote>
      <p id="a91a204f-8afc-497e-8a95-68b4800e99f6">Le pesanti e reiterate pressioni da parte francese spinsero il conte di Moretta a maledire in più occasioni l’opera ligoriana: «Et ho già a quest’hora maladetto il Ligorio et chi ha trovata l’inventione», scriveva nella già ricordata lettera del 30 maggio 1641<xref ref-type="fn" rid="a3ff1b56-1c32-4b22-b47e-e069a10d7ab6">27</xref>; altrove, invece, si sfogava con queste parole: «Ed io ritorno a maledire il Ligorio e chi lo ha inventato»<xref ref-type="fn" rid="ae581e15-e59b-4ef4-b466-2ee1a44ee7d5">28</xref>.</p>
      <p id="a9e5787f-a8c8-48e3-90c6-50a29ab17cca">A nulla valsero il congelamento delle pensioni assegnate a Cristina dal fratello, il re di Francia Luigi XIII, una perdita gravissima a causa delle ristrettezze finanziarie in cui versava la reggente<xref ref-type="fn" rid="aef6a80d-5b79-48b0-8ffd-0b4ea12e2bc9">29</xref>, o il coinvolgimento di Filippo d’Aglié, consigliere e favorito della duchessa, allora prigioniero dei francesi a Vincennes, che si espresse a favore dell’invio a Parigi dell’opera ligoriana<xref ref-type="fn" rid="a66c6694-af0b-45d5-a932-becc8b990ea0">30</xref>: le tensioni tra Ducato di Savoia e Francia si accrebbero fino al giorno della morte di Richelieu, il 4 dicembre 1642<xref ref-type="fn" rid="f58896d3-309b-4abb-8451-b044f4d0d712">31</xref>. Dopo soli dodici giorni il suo successore, il cardinale Mazzarino, deciso a superare la crisi, fece sapere a Cristina, mediante l’abate Mondino, di accontentarsi dell’invio a Parigi delle copie dei manoscritti ligoriani<xref ref-type="fn" rid="d61cfe9d-920c-44ec-9082-7cbf5841b175">32</xref>. Le copie, che furono consegnate al cardinale nel 1644, non vennero mai stampate e furono probabilmente disperse durante la Rivoluzione francese, a seguito della vendita della ricchissima biblioteca che era appartenuta al Mazzarino<xref ref-type="fn" rid="ab5d3773-5ed0-46e6-807b-71f7b7d7d008">33</xref>.</p>
      <p id="a78053cf-f09c-447e-a7ad-13789eb026b1">Della redazione di queste copie era stato incaricato il protomedico e bibliotecario ducale Pietro Boursier<xref ref-type="fn" rid="f4539bb3-cc83-4637-a6dd-828f61415532">34</xref>, che portò a termine il lavoro con molte difficoltà, tanto da scrivere che sarebbe stato meglio per lui se il Ligorio non fosse mai esistito<xref ref-type="fn" rid="e0ee308c-36d7-4ed1-8fa4-bdc09dc2a353">35</xref>: era stato tacciato di poca cura nei confronti dei manoscritti, almeno sei dei quali da alcuni anni erano conservati nella cassaforte del libraio Tarin, poiché la Grande Galleria versava in condizioni di tale degrado da non garantirne più la sicurezza (il Boursier avrebbe restituito i volumi alcuni anni dopo); era rimproverato di andare a rilento con le operazioni di copia; addirittura, una parte dell’opinione pubblica sussurrava che fosse in combutta con i francesi per consegnare di nascosto quanto non erano riusciti ad ottenere con la diplomazia<xref ref-type="fn" rid="e5ec1f21-e9fc-49e2-88c7-8f678be477f7">36</xref>.</p>
      <p id="a0de3a25-c981-4752-903c-8eb028205435">Alcuni anni più tardi, nel 1656, l’ex regina di Svezia Cristina passò da Torino diretta a Roma. Fu accolta con tutti gli onori e per lei furono organizzate feste sfarzose. A Cristina, donna celebre per i suoi interessi culturali, furono mostrati i tesori della Grande Galleria<xref ref-type="fn" rid="f8a4bd6d-c1ad-4481-a317-eccba8ccadeb">37</xref>. In particolare, narra Valeriano Castiglione, che di quell’evento scrisse una relazione<xref ref-type="fn" rid="a2d09194-9456-48ac-861e-74ce764b140c">38</xref>, la sovrana si soffermò sui volumi di Pirro Ligorio, rimanendone affascinata.</p>
      <p id="ab386d78-9a41-45b4-b4e7-8052e590a55e">Cinque anni dopo, nel 1661, il musico Giuseppe Bianchi, al servizio di Cristina di Svezia, si esibì alla corte di Torino. Madama Reale, dal 1648 duchessa madre del duca Carlo Emanuele II, ma di fatto ancora padrona degli Stati dei Savoia, rimase talmente colpita da richiedere alla regina svedese, per il tramite dell’ambasciatore sabaudo a Roma, Onorato Gini, e del cardinale Decio Azzolino, vicino alla sovrana, l’autorizzazione a trattenerlo a Torino a tempo indeterminato. Cristina di Svezia richiese in cambio il prestito degli originali dei manoscritti ligoriani per trarne una copia, forse un’edizione, a Roma, per poi restituirli. Dopo lunghe trattative Cristina di Francia accettò la proposta di accordo<xref ref-type="fn" rid="aa60011c-013d-47e1-a159-162db7cdcfba">39</xref>. Così, come dice Vayra, «ad una passione, ovvero al capriccio di Madama Reale si contrapponeva una passione della regina di Svezia, i manoscritti del Ligorio dovevano servir di cambio contro il musico Bianchi»<xref ref-type="fn" rid="a4719216-67bd-4e0b-a3e0-4ae075740922">40</xref>. Giuseppe Bianchi ottenne rapidamente l’autorizzazione a trattenersi presso la corte sabauda; al contrario, Madama Reale rimandò di continuo la spedizione dei manoscritti, accampando di volta in volta scuse diverse: le cautele necessarie per assicurarne la restituzione una volta terminato il lavoro di creazione delle copie; le resistenze del bibliotecario e dell’archivista, memori forse dei trascorsi con la Francia; il timore, sempre vivo, della scomunica; le incertezze sul recapito a cui spedire i volumi; l’ingente spesa necessaria alla spedizione<xref ref-type="fn" rid="a6548827-77b2-4c07-ba22-4154d9e6a362">41</xref>.</p>
      <p id="a6694be6-b382-4c3d-b4f1-4c5d1811df92">Questi continui ritardi suscitavano la reazione indispettita dell’Azzolino e di Cristina di Svezia, che esercitavano pressioni insistenti sull’ambasciatore Gini, il quale a sua volta si sentiva in obbligo di sollecitare la spedizione con insistenza e suppliche a causa della parola data. Alla fine alche il povero Gini, al pari dei suoi colleghi di Parigi, giunse a nutrire un certo malanimo nei confronti di «questi benedetti Ligorii», che lo spinse a esclamare, il 26 novembre 1663: «questi benedetti libri che non avessi mai intesi nominare»<xref ref-type="fn" rid="c150b442-4200-4525-a474-7649072f7c17">42 </xref> <xref ref-type="fig" rid="yj37cj8sng2o">fig. 1</xref>.</p>
      <fig id="yj37cj8sng2o" fig-type="content-image">
        <object-id pub-id-type="iiif-canvas">1</object-id>
        <label>Figura 1.</label>
        <caption>
          <title>Lettera dell’ambasciatore del Ducato di Savoia a Roma, Gini, al ministro Carron di San Tommaso, 1663 novembre 26, Torino, Archivio di Stato, Corte, Materie Politiche per rapporto all’Estero, Lettere ministri Roma, mazzo 80, fasc. 1, lettera numero 162/2 </title>
          <p>Foto © Ministero della Cultura, Archivio di Stato di Torino</p>
        </caption>
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      </fig>
      <p id="a2b8a5e0-3451-40f7-b297-b46700451970">Soltanto la morte di Madama Cristina, avvenuta il 27 dicembre 1663, e l’allontanamento del Bianchi dalla corte di Torino, risalente al gennaio dell’anno successivo, posero un freno alla <italic>querelle</italic>, poiché Carlo Emanuele II ritenne estinti gli impegni nei confronti della regina di Svezia. La regina alla fine ottenne comunque le sue copie, non si sa con certezza se a seguito della spedizione a Roma degli originali: dopo la morte di Cristina esse passarono, come parte della sua biblioteca, per interessamento del cardinale Azzolino, alla Biblioteca Ottoboniana e da qui alla Vaticana<xref ref-type="fn" rid="a334e7a8-3fdb-4203-9af6-2aa788bf9183">43</xref>.</p>
      <p id="a0185faf-2fd4-4507-99b0-d53419270ee6">In un periodo compreso tra il 1667, anno dell’incendio della Grande Galleria, e il 1720, i volumi di Ligorio vennero affidati ai Regi Archivi, e successivamente, dal 1734 circa, alla Biblioteca Antica degli Archivi juvarriani<xref ref-type="fn" rid="ad572715-7ff1-495a-847e-b2e666c8981b">44</xref>. Nel frattempo, con l’acquisto, nel 1696, di ulteriori quattro volumi dell’opera, il numero di manoscritti conservati a Torino aveva raggiunto il numero di trenta<xref ref-type="fn" rid="d4e15b7f-c1f9-4166-97f1-a6ef7f4d2205">45</xref>.</p>
      <p id="a6dcba6d-0601-422e-88dd-2ac033b6f6de">Sappiamo da Giuseppe Fea, autore nel 1850 di un <italic>Cenno storico sui Regi Archivi di Corte</italic>, che il 4 gennaio 1799, dopo la cacciata da Torino dei re di Sardegna ad opera dei giacobini piemontesi, «furono rimessi al Commissario civile del Direttorio esecutivo in Piemonte Eymar trenta volumi manoscritti originali di Pirro Ligorio»<xref ref-type="fn" rid="a48222ac-cfaa-4d98-846b-782c6b0d0149">46</xref>. Il 18 ventoso dell’anno VII (8 marzo 1799) il commissario Eymar dispose poi la spedizione dei manoscritti a Parigi, presso la Bibliothèque Nationale, dove rimasero per tutto il periodo napoleonico<xref ref-type="fn" rid="a99fc2c6-2c25-4a63-a83a-212de9745aed">47</xref>. Molti volumi recano ancora oggi i timbri della Biblioteca Nazionale di Parigi<xref ref-type="fn" rid="ade452b0-cee7-43e1-bdc9-ffcf1d6f9266">48 </xref><xref ref-type="fig" rid="f5nvkf7zq5hl">fig. 2.</xref> In quegli anni i manoscritti ligoriani entrarono quindi a far parte di quell’«archivio del mondo» sognato da Napoleone Bonaparte che è stato fatto oggetto di un recente saggio di Maria Pia Donato<xref ref-type="fn" rid="a07c6db1-4ad0-460f-bba6-f294e3b021c2">49</xref>.</p>
      <fig id="f5nvkf7zq5hl" fig-type="content-image">
        <object-id pub-id-type="iiif-canvas">2</object-id>
        <label>Figura 2.</label>
        <caption>
          <title>Pirro Ligorio, <italic>Il libro primo dell’Antichità di Pyrrho Ligorio</italic>, foglio con timbro della Biblioteca Nazionale di Parigi,<italic> </italic>1569 ca., Torino, Archivio di Stato, Biblioteca Antica, J.a.III.3, c. 1 </title>
          <p>Foto © Ministero della Cultura, Archivio di Stato di Torino</p>
        </caption>
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      </fig>
      <p id="d022b454-b478-4ff1-82fa-1c3dbafdd149">Ancora Fea ci informa poi che nel 1815, una volta caduto Napoleone, i Savoia inviarono a Parigi l’avvocato Lodovico Costa, con l’incarico di ritirare dagli archivi e da altri istituti parigini diversi beni culturali sottratti dai francesi a Torino, tra cui «i manoscritti di Lattanzio, di Pirro Ligorio e del Gioffredo esportati dagli Archivi Regi ed alcuni libri rari esportati dalla Biblioteca della Regia Università»<xref ref-type="fn" rid="e4bc5524-1f5f-4983-8b09-185f4e4248fe">50</xref>.</p>
      <p id="aa2bee5f-18f1-4c6f-8c3b-af6323326b1e">Nel 1817 il conte Galeani Napione, presidente capo dei Regi Archivi di Corte, propose un progetto di riunificazione a Torino dell’intera opera di Pirro Ligorio, attraverso l’acquisto dei dieci volumi conservati a Napoli, capitale del Regno delle Due Sicilie; in cambio, i Borboni avrebbero ottenuto parte dei carteggi prodotti dagli ambasciatori napoletani a Torino nel XVIII secolo <xref ref-type="fn" rid="af809d9e-c42d-420d-a7e5-c1e044118b76">51</xref> <xref ref-type="fig" rid="fk6sp3qq8qv">fig. 3.</xref></p>
      <fig id="fk6sp3qq8qv" fig-type="content-image">
        <object-id pub-id-type="iiif-canvas">3</object-id>
        <label>Figura 3.</label>
        <caption>
          <title>Progetto del conte Galeani Napione per l’acquisto da Napoli di dieci volumi di Pirro Ligorio, 1817 gennaio 29, Torino, Archivio di Stato, Biblioteca Antica J.a.III.16, c. XIII </title>
          <p>Foto © Ministero della Cultura, Archivio di Stato di Torino</p>
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      </fig>
      <p id="a9c575c0-203d-4660-bc03-39569b84c76f">Il progetto non ebbe esito, ma fu ripreso tra 1842 e 1844 dal direttore dell’Archivio di Corte Nomis di Cossilla, che aveva aggiunto alla precedente offerta per Napoli la documentazione prodotta in Sicilia nel breve periodo della dominazione sabauda dell’isola a inizio ’700. Anche in questo caso, nonostante l’interessamento diretto del re Carlo Alberto, le trattative con il Regno delle Due Sicilie non sortirono esito alcuno<xref ref-type="fn" rid="a8ad7909-a978-4af0-ba95-8dfee07643a2">52</xref>.</p>
      <p id="ab1d5f36-1aeb-4631-9b0b-24936909fb14">Infine, dopo la nascita del Regno d’Italia, tra il 1871 e il 1874, e poi ancora nel 1877, i codici ligoriani lasciarono un’ultima volta Torino per essere trasferiti, temporaneamente e a piccoli gruppi, a Berlino. Ne avevano fatto richiesta, con la mediazione del professor Carlo Promis, architetto, archeologo e filologo piemontese, e di suo nipote Vincenzo, i grandi storici, filologi ed epigrafisti Theodor Mommsen e Wilhelm Henzen <xref ref-type="fig" rid="mtlj8auhe5c">fig. 4</xref>. I due eminenti studiosi tedeschi avevano ottenuto il permesso di trattenere i manoscritti per alcuni anni in Germania onde copiarne le iscrizioni per l’edizione del <italic>CIL</italic>, il monumentale <italic>Corpus Inscriptionum Latinarum</italic><xref ref-type="fn" rid="d4d891de-794b-4888-be71-6ae7e7afbdca">53</xref>.</p>
      <fig id="mtlj8auhe5c" fig-type="content-image">
        <object-id pub-id-type="iiif-canvas">4</object-id>
        <label>Figura 4.</label>
        <caption>
          <title>«Richiesta del professore Mommsen di Berlino», 1871 agosto 22, Torino, Archivio di Stato, Corte, Archivio dell’Archivio, Mazzo 74, fasc. 311/2 </title>
          <p>Foto © Ministero della Cultura, Archivio di Stato di Torino</p>
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      </fig>
      <p id="f72a7eb1-f5cf-4b3d-a353-d8edcf0456e4">In una lettera al Primo Segretario di Stato Carron di San Tommaso, nel pieno della crisi con il cardinale Richelieu per i manoscritti ligoriani, l’ambasciatore Moretta si domandava se fosse il caso di mettere a repentaglio la preziosa amicizia con la Francia «per quattro fogli di carta che saranno finalmente logorati dal tempo et rosi da toppi»<xref ref-type="fn" rid="a6d7b325-b2aa-4a14-b8a0-b17bf202346c">54 </xref> <xref ref-type="fig" rid="m6a9q0rzg7st">fig. 5</xref>.</p>
      <fig id="m6a9q0rzg7st" fig-type="content-image">
        <object-id pub-id-type="iiif-canvas">5</object-id>
        <label>Figura 5.</label>
        <caption>
          <title>Lettera del conte di Moretta, ambasciatore del Ducato di Savoia a Parigi, 1641 settembre 11, Torino, Archivio di Stato, Biblioteca Antica, J.a.III.16. cc. XV v.-XVI r. </title>
          <p>Foto © Ministero della Cultura, Archivio di Stato di Torino</p>
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        <alternatives>
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      </fig>
      <p id="k87j48a69imr"/>
      <p id="c901a39f-82e5-4ce1-bfcb-d9a0447a98e7">Per fortuna, la profezia del conte di Moretta si è rivelata infondata. Nonostante le vicende travagliate e ricche di vicissitudini dei volumi ligoriani, indice forse anche dell’elevatissima considerazione culturale in cui nei secoli passati erano tenuti i manoscritti rari e preziosi (sentimento purtroppo non sempre avvertito con la medesima intensità ai nostri giorni), l’Archivio di Stato di Torino e la sua Biblioteca Antica sono riusciti a preservarli in ottimo stato. Quei volumi, affidati quasi quattrocento anni fa al sistema culturale sabaudo e torinese dai duchi di Savoia, costituiscono oggi un’opera a disposizione degli studiosi e degli appassionati di tutto il mondo, un’opera forse non nota come meriterebbe, ma comunque tanto ricca di storia quanto di interrogativi e domande ancora in attesa di una risposta definitiva: proprio per questo, unica e affascinante.</p>
    </sec>

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  <back>
    <sec sec-type="cite-as">
      <title>Citare come</title>
      <p>Garis 2025</p>
      <p>Edoardo Garis, «Per quattro fogli di carta che saranno finalmente logorati dal tempo e rosi dai topi»: le vicende dei manoscritti ligoriani acquistati dai Savoia» in <italic>Pirro Ligorio e l’Italia. Antichità locali e cultura antiquaria</italic>, a cura di Marina Guarente &amp; Antonia Di Tuccio, Hertziana Studies in Art History, vol. 4, 2025, pp. 00–00, DOI: <uri xlink:href="https://doi.org/10.48431/hsah.0413">https://doi.org/10.48431/hsah.0413</uri>
      </p>
    </sec>
    <sec id="p-d41aff16-4d89-4c79-8237-119ff5a0cf11" sec-type="chapter">
      <title>Fonti archivistiche</title>
      <p id="d4c34094-1010-4954-852a-b62e533c3a88">ASTo, Corte, Archivio dell’Archivio, mazzo 74, fasc. 311.</p>
      <p id="c9a98cdf-a160-46f5-80e7-b848bb9adba6">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 40, fasc. 3, fol. 263v.</p>
      <p id="d946253a-2121-490b-a9a5-6a5738506280">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 41, fasc. 4, lettera n. 34/6.</p>
      <p id="a8d47912-ca4c-4f2a-a940-47b7c3a43abe">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 42, fasc. 1, lettera n. 78/2.</p>
      <p id="a62dd9b0-ceaf-4e0c-95a8-2d1cdf21ef57">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 42, fasc. 1 lettera numero 126/5.</p>
      <p id="a0a20b6d-990f-4fcd-b5d4-b8e14ba4354a">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 42, fasc. 1, lettera n. 131/1.</p>
      <p id="a6236a4e-db38-40d6-9d8a-843c558179ea">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 44, fasc. 2 lettera n. 64/4.</p>
      <p id="f8fe510e-1206-48b4-b90f-91380d2b2c0f">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Roma, mazzo 77, fasc. 1 lettera n. 64/2.</p>
      <p id="a3ab5ecf-002f-4fc5-8954-42e13d090ab3">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Roma, mazzo 77, fasc. 1 lettera n. 156/1.</p>
      <p id="e3cc4e77-875a-41b5-9640-3c62336117eb">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Roma, mazzo 77, fasc. 1 lettera n. 211/4.</p>
      <p id="ad9871ac-5c0f-439b-b0a4-571cf59a978c">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Roma, mazzo 80, fasc. 1 lettera n. 162/2.</p>
      <p id="ac782052-44bb-4691-a4c7-4ff9768ccc7a">ASTo Corte, Materie politiche per rapporto all’interno, Lettere Particolari, B, mazzo 44, fasc. Boursier Pietro.</p>
      <p id="a894e9c5-2cb3-411e-b9bf-662b2e2e4882">ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’interno, Storia della Real Casa, Categoria III-Storie particolari, mazzo 15, fascc. 1-12.</p>
      <p id="a6b602cb-71ff-4ae4-85f8-5fba407bbe60">ASTo, Corte, Regi Archivi di Corte, Categoria I, mazzo 5, fasc. 8.</p>
      <p id="f3cfdb19-98de-4e94-b855-0833f506e5b9">ASTo, Corte, Regi Archivi di Corte, Categoria II, mazzo 6, fasc. 3.</p>
    </sec>
    <ref-list>
        
      <title>Bibliografia</title>
      
      <ref id="balistreri2013">
        <label>Balistreri 2013</label>
        <mixed-citation publication-type="article-journal">
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          </person-group>, <source>Il museo storico della casa di Savoia nell’Archivio di Stato in Torino illustrato da Pietro Vayra</source>, <publisher-name specific-use="hidden">Fratelli Bocca librai di S.M.</publisher-name>, <publisher-loc>Roma et al.</publisher-loc> <year>1880</year>, URL: <ext-link ext-link-type="uri" xlink:href="https://books.google.it/books?id=J0eK5TBK_WgC&amp;printsec=frontcover">https://books.google.it/books?id=J0eK5TBK_WgC&amp;printsec=frontcover</ext-link> (accesso 12.03.2025).
        </mixed-citation>
      </ref>
      
      <ref id="visconti2016">
        <label>Visconti 2016</label>
        <mixed-citation publication-type="chapter">
          <person-group person-group-type="author">
            <string-name><given-names>Maria Carla</given-names> <surname>Visconti</surname></string-name>
          </person-group>, «<part-title>La Grande Galleria di Carlo Emanuele I: l’architettura attraverso le immagini dei secoli XVI e XVII</part-title>», in <source>Le meraviglie del mondo. Le collezioni di Carlo Emanuele I di Savoia</source> (catalogo della mostra Torino), a cura di <person-group person-group-type="editor"><string-name><given-names>Anna Maria</given-names> <surname>Bava</surname></string-name> e <string-name><given-names>Enrica</given-names> <surname>Pagella</surname></string-name></person-group>, <publisher-name specific-use="hidden">Sagep</publisher-name>, <publisher-loc>Genova</publisher-loc> <year>2016</year>, pp. <fpage>53</fpage>–<lpage>63</lpage>.
        </mixed-citation>
      </ref>
      
    </ref-list>
    <fn-group content-type="footnotes">
      <title>Note</title>
      <fn id="b0d41d34-56e7-46f5-b5bb-b0a3d9a8ebb7">
        <label>1</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, pp. 142–143</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a9c013b4-52de-4b86-9ae2-0b6cb8f64d35">
        <label>2</label>
        <p>Oltre all’opera del Vayra sopra citata, sul Museo dell’Archivio si vedano <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1989">Massabò Ricci 1989</xref>; da ultimo, <xref ref-type="bibr" rid="gentile2019">Gentile 2019</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="aa0d2190-f356-4ad2-9e68-ef7ae72e3327">
        <label>3</label>
        <p>Sulla Biblioteca Antica, vedi <xref ref-type="bibr" rid="malaguzzi1989">Malaguzzi 1989</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="cusanno1994">Cusanno 1994</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci2011">Massabò Ricci 2011</xref>. Più in generale sulle collezioni librarie dei Savoia nella prima età moderna vedi tra gli altri <xref ref-type="bibr" rid="varallo2011">Varallo 2011</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="ad9588ef-c03a-48cd-b79f-95aabd01f21f">
        <label>4</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994, p. 47</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="bdc14b57-59f5-416a-bb50-ad4463ff948f">
        <label>5</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994, p. 47</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 137</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a295da8a-a58b-4ae6-b813-ca3792396c46">
        <label>6</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994, p. 45</xref>; da ultimo, un sintetico ritratto del duca e della sua politica, anche culturale, in <xref ref-type="bibr" rid="gal2016">Gal 2016</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="aa5aed92-82d5-459d-969e-8f6fcce9e428">
        <label>7</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="doglio1998">Doglio/Guglielminetti 1998, pp. 654–672</xref>. Gli originali delle poesie e di altri scritti autografi di Carlo Emanuele I sono conservati in ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’interno, Storia della Real Casa, Categoria III-Storie particolari, mazzo 15, fascc. 1-12.</p>
      </fn>
      <fn id="dabb7b30-4bfc-4aee-b28b-1ba47365dc8f">
        <label>8</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="griseri1998">Griseri/Bava/Basso 1998:298-307 e n. 7</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a19c2a2a-6172-4b2f-adf8-6772b2e421bb">
        <label>9</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 142</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a9b6ee55-7659-4237-9028-e06a27d7e9fb">
        <label>10</label>
        <p>Sulla Grande Galleria vedi da ultimo <xref ref-type="bibr" rid="visconti2016">Visconti 2016</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="tosini2016">Tosini 2016</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a8dd187b-c271-45ff-bc21-e6f01d56c2c2">
        <label>11</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994:55 e n. 53</xref>. La riproduzione digitale dell’inventario di Giulio Torrini è pubblicata sul sito web dell’Archivio di Stato di Torino all’URL <ext-link ext-link-type="uri" xlink:href="https://archiviodistatotorino.beniculturali.it/pdf/TorriniMDWeb.pdf">https://archiviodistatotorino.beniculturali.it/pdf/TorriniMDWeb.pdf</ext-link> (accesso 15.11.2023).</p>
      </fn>
      <fn id="b5ce3aca-ed8a-484e-8197-42745dffef21">
        <label>12</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 142</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="mercando1994">Mercando 1994, p. 201</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a625af0c-954d-487e-8ca5-092be53ee221">
        <label>13</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="ae4e02b1-bd58-4137-892b-949952e9a097">
        <label>14</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="griseri1994">Griseri 1994, p. 33</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 142</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a968f99d-af22-4c5e-8c58-b519ec5cf3b6">
        <label>15</label>
        <p>Vedi ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 40, fasc. 3, fol. 263v.</p>
      </fn>
      <fn id="aed68311-5c79-448b-8b7b-62e6af09094d">
        <label>16</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, pp. 10–13</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 143</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a4d3070a-7b78-4065-b271-1ef39d9e8893">
        <label>17</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="rosso2002">Rosso 2002, pp. 20–23</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="adaca0af-a23a-4b64-8588-fa4fefacf31a">
        <label>18</label>
        <p>Sulla guerra civile tra «madamisti» e «principisti», oltre al classico <xref ref-type="bibr" rid="claretta1868">Claretta 1868</xref>, vedi <xref ref-type="bibr" rid="quazza1960">Quazza 1960</xref> ; <xref ref-type="bibr" rid="rosso1994">Rosso 1994, pp. 236–242</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="rosso2002">Rosso 2002, pp. 20–28</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="ae72d197-7b13-4f97-bda4-918c36eb5f80">
        <label>19</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994, p. 54</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="b8c5aeee-6329-4614-be01-d1ad033d7313">
        <label>20</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, p. 14</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="f0791bff-35d2-4c7b-861b-cfaf8ce66fd8">
        <label>21</label>
        <p>Vedi ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 40, fasc. 3, fol. 267 v.; cit. in <xref ref-type="bibr" rid="claretta1868">Claretta 1868:787–788, n. 2</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, pp. 14–15</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, pp. 144–145</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a5d59bad-00dc-4c3c-8aaa-08ab0539f94e">
        <label>22</label>
        <p>Vedi nota <xref ref-type="custom" custom-type="cross" rid="f0791bff-35d2-4c7b-861b-cfaf8ce66fd8">precedente</xref>
        </p>
      
      </fn>
      <fn id="a7898b6d-b778-4057-aae9-6b94e34bf4d2">
        <label>23</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, pp. 15–16</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 145</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a4ef506c-9306-46a6-917e-606a2d119a8b">
        <label>24</label>
        <p>Vedi ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 42, fasc. 1, lettera n. 131/1, lettera cifrata del 9 ottobre 1641: «Et io protesto che egli [il cardinale, N.d.A.] resta malissimo soddisfatto del Ligorio et ha detto le formate parole: "C’est un honte, si M. R. considerait ce que je puis faire en son service dans ses conjonctures ne traiterait pas avec moi de la sorte"; cit. in <xref ref-type="bibr" rid="claretta1868">Claretta 1868, pp. 807–808</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, p. 24</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a43f9777-6d5c-451e-b563-6c5d642aa3b2">
        <label>25</label>
        <p>Vedi ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 42, fasc. 1, lettera n. 78/2: «Egli [il conte di Chavigny, N.d.A.] sia stato un poco stupito di veder ch’ella (come dico) per una piccola bagatella voglia metter in compromesso le cose essentiali»; vedi anche <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 145</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="ae105069-562f-4752-8eb0-d1e38a930a0a">
        <label>26</label>
        <p>Vedi ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 41, fasc. 4, lettera n. 34/6; cit. in <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, p. 22</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a3ff1b56-1c32-4b22-b47e-e069a10d7ab6">
        <label>27</label>
        <p>Vedi nota <xref ref-type="custom" custom-type="cross" rid="a43f9777-6d5c-451e-b563-6c5d642aa3b2">25</xref>
        </p>
      
      </fn>
      <fn id="ae581e15-e59b-4ef4-b466-2ee1a44ee7d5">
        <label>28</label>
        <p>«Dio voglia che monsignor Mazzarino non abbia esagerato a questo punto, perché si sentirebbero scoppiare molte mine, ed io ritorno a maledire un’altra volta il Ligorio e chi lo ha inventato»; cit. in <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, pp. 20–21</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="aef6a80d-5b79-48b0-8ffd-0b4ea12e2bc9">
        <label>29</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 149</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, pp. 24–25</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a66c6694-af0b-45d5-a932-becc8b990ea0">
        <label>30</label>
        <p>Vedi ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 42, fasc. 1 lettera numero 126/5, scritta dall’ambasciatore Moretta il 1 ottobre 1641: «Vidi sabato li venti otto del passato il signor conte Filippo, ed ebbi seco una lunga conferenza di quattro hore continue. […] Parlammo del Ligorio e lui non sarebbe di parere che V.A.R. lo negasse, perché promettendo, come fa, lo stampatore, di rimetterlo fra due anni, intatto, senza pure una minima scancellatura, deve esser di gloria alla Casa Reale che l’originale stia nella biblioteca di Torino; cit. in <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, pp. 23–24</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="f58896d3-309b-4abb-8451-b044f4d0d712">
        <label>31</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, p. 28</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="griseri1994">Griseri 1994, p. 39</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="d61cfe9d-920c-44ec-9082-7cbf5841b175">
        <label>32</label>
        <p>Vedi ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Francia, mazzo 44, fasc. 2 lettera n. 64/4 del 16 dicembre 1642: «Il signor cardinal Mazzarini m’ha ordinato di scriver a V.A.R. se la vorrà favorire della copia del Ligorio, che ne resterà in estremo onorato ed obligato»; cit. in <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, p. 29</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="ab5d3773-5ed0-46e6-807b-71f7b7d7d008">
        <label>33</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, pp. 32–33</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 150</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="f4539bb3-cc83-4637-a6dd-828f61415532">
        <label>34</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, pp. 29–33</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="e0ee308c-36d7-4ed1-8fa4-bdc09dc2a353">
        <label>35</label>
        <p>Vedi ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’interno, Lettere Particolari, B, mazzo 44, fasc. Boursier Pietro, lettera del 1 settembre 1643: «J’admire le zèle de ceux qui representent à V.A.R. la dispersion des Ligorius. Car je la supplie très-humblement se resouvenir, que par ordre de V.A.R. le controleur Amico me les vint enlever pour les remettre, avec les copies, au libraire Tarin, le quel les à de puis deux années serrés dans son coffre où ils ont été plus assuré que dans la gallerie […]. J’assure V.A.R. avoir bien plus de soin de ses livres que de mes propres enfants […]. Voilà la dispersion de Ligorius, lequel auroit mieux esté pour moi n’avoir jamais esté au monde»; cit. in <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, pp. 30–31</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="e5ec1f21-e9fc-49e2-88c7-8f678be477f7">
        <label>36</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="perrero1879">Perrero 1879, p. 32</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 149</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="f8a4bd6d-c1ad-4481-a317-eccba8ccadeb">
        <label>37</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, pp. 150–151</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="griseri1994">Griseri 1994, p. 40</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="mercando1994">Mercando 1994, p. 202</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a2d09194-9456-48ac-861e-74ce764b140c">
        <label>38</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="castiglione1656">Castiglione 1656</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="aa60011c-013d-47e1-a159-162db7cdcfba">
        <label>39</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, pp. 151–155</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="griseri1994">Griseri 1994, p. 40</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="mercando1994">Mercando 1994, p. 202</xref>. I diversi passaggi dell’elaborata trattativa trovano un riscontro all’interno di molte lettere dell’ambasciatore sabaudo a Roma, Onorato Gini. Si veda per esempio ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Roma, mazzo 77, fasc. 1 lettera n. 64/2 del 29 novembre 1661: «Desiderò il signor ambasciatore ch’io rendessi al signor cardinale Azzolino le lettere di Madama Reale per far trattenere costà il musico della regina di Svetia»; ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Roma, mazzo 77, fasc. 1 lettera n. 156/1 del 10 settembre 1662: «Devo ben supplicare Vostra Reale Altezza a far qualche riflesso se le convenga ringraziare Sua Maestà per la concessione del musico Bianchi et voler assieme ordinare che mi si trasmettono li manoscritti del Ligorio, ne quali il signor cardinale Azzolino per la promessa all’incontro fatta a Sua Maestà preme continuamente meco»; ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Roma, mazzo 77, fasc. 1 lettera n. 211/4 del 4 dicembre 1662: «Mi confida per ultimo il signor cardinale che la regina condescenderà a lasciare stabilmente il Bianchi al servizio di Madama Reale ma desidera all’incontro che la si contenti concederle i manoscritti del Ligorio che ha veduto in codesta Real Biblioteca per farne qui far le copie».</p>
      </fn>
      <fn id="a4719216-67bd-4e0b-a3e0-4ae075740922">
        <label>40</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 155</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a6548827-77b2-4c07-ba22-4154d9e6a362">
        <label>41</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, pp. 157–160</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="griseri1994">Griseri 1994, pp. 40–41</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="mercando1994">Mercando 1994, p. 202</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="c150b442-4200-4525-a474-7649072f7c17">
        <label>42</label>
        <p>ASTo, Corte, Materie politiche per rapporto all’estero, Lettere ministri Roma, mazzo 80, fasc. 1 lettera n. 162/2, lettera al ministro Carron di San Tommaso: «Per l’amor di Dio, per l’amor di Dio sig. marchese, facci una volta inviare quei benedetti Ligorii […]. Vostra signoria illustrissima consideri ch’un suo servitore va a perdere il credito per questi benedetti libri che non avessi mai intesi nominare»; cit. in <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, pp. 161–162</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a334e7a8-3fdb-4203-9af6-2aa788bf9183">
        <label>43</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, pp. 162–164</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="griseri1994">Griseri 1994, p. 41</xref>; <xref ref-type="bibr" rid="mercando1994">Mercando 1994, p. 202</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="ad572715-7ff1-495a-847e-b2e666c8981b">
        <label>44</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994, p. 49</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="d4e15b7f-c1f9-4166-97f1-a6ef7f4d2205">
        <label>45</label>
        <p>Vedi  <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, pp. 162–164</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="a48222ac-cfaa-4d98-846b-782c6b0d0149">
        <label>46</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="fea2006">Fea 2006, p. 84</xref>; l’ordine del Direttorio esecutivo francese presso il Governo provvisorio del Piemonte di consegnare al cittadino Eymar i volumi di Pirro Ligorio è conservato in ASTo, Corte, Regi Archivi di Corte, Categoria II, mazzo 6, fasc. 3.</p>
      </fn>
      <fn id="a99fc2c6-2c25-4a63-a83a-212de9745aed">
        <label>47</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994:56 e n. 59</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="ade452b0-cee7-43e1-bdc9-ffcf1d6f9266">
        <label>48</label>
        <p>Tali timbri sono per esempio presenti sul vol. 1, c. 1r. e sul vol. 30, c. 58r. Vedi rispettivamente ASTo, Corte, Biblioteca Antica, J.a. III. 3 e ASTo, Corte, Biblioteca Antica, J.a. II. 17.</p>
      </fn>
      <fn id="a07c6db1-4ad0-460f-bba6-f294e3b021c2">
        <label>49</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="donato2019">Donato 2019</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="e4bc5524-1f5f-4983-8b09-185f4e4248fe">
        <label>50</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="fea2006">Fea 2006, p. 94</xref>.</p>
      </fn>
      <fn id="af809d9e-c42d-420d-a7e5-c1e044118b76">
        <label>51</label>
        <p>Vedi <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994, pp. 56–57</xref>; il progetto di Gian Francesco Galeani Napione per l’acquisto dei volumi di Ligorio conservati a Napoli, datato 29 gennaio 1817, è conservato negli <italic>Indici e memorie sui manoscritti di Ligorio</italic> in ASTo, Corte, Biblioteca Antica, J.a.III.16, cc. XIIIr.-XIVr.</p>
      </fn>
      <fn id="a8ad7909-a978-4af0-ba95-8dfee07643a2">
        <label>52</label>
        <p>Cfr. <xref ref-type="bibr" rid="massaboricci1994">Massabò Ricci 1994, p. 57</xref>; il riassunto della pratica presso il governo di Napoli per ottenere i 10 volumi del Ligorio, datato 16 novembre 1853, è conservato in ASTo, Corte, Regi Archivi di Corte, Categoria I, mazzo 5, fasc. 8.</p>
      </fn>
      <fn id="d4d891de-794b-4888-be71-6ae7e7afbdca">
        <label>53</label>
        <p>Sulla vicenda vedi <xref ref-type="bibr" rid="balistreri2013">Balistreri 2013</xref>. Il fascicolo della pratica di richiesta di prestito dei volumi di Pirro Ligorio avanzata da Mommsen, datato 1871-1874 (in cui è presente, tra il resto, una <italic>Richiesta del professore Mommsen di Berlino</italic> datata Firenze, 22 agosto 1871), è conservato in ASTo, Corte, Archivio dell’Archivio, mazzo 74, fasc. 311.</p>
      </fn>
      <fn id="a6d7b325-b2aa-4a14-b8a0-b17bf202346c">
        <label>54</label>
        <p>La lettera, datata 11 settembre 1641, è conservata in ASTo, Corte, Biblioteca Antica, J.a. III. 16, cc. XVr.-XVIv. Vedi in particolare cc. XVv.-XVIr.: «Hanno ammirato tutti la condotta di M. R.e et che una principessa così grande habbia saputo con la sofferenza e con l’ingegno restituire le cose sue all’antica confidenza, ma perché avventurar un acquisto così glorioso per quattro fogli di carta che saranno finalmente logorati dal tempo et rosi da toppi?»; cit. in <xref ref-type="bibr" rid="vayra1880">Vayra 1880, p. 147</xref>.</p>
      </fn>
    </fn-group>
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